SS. Nazaro e Celso

APPUNTI STORICO-ARTISTICI CHIESA DEL SANTO CROCIFISSO DI LAVELLO (SORMANO)

L’anno di fondazione sembra risalire al 1721, anche se nel cartiglio in basso a sinistra del paliotto dell’altare si legge la scritta “G.M.S. 1668” (Gio Maria Sormani 1668, il fondatore). Sull’altare maggiore è raffigurato uno scheletro sdraiato su un fianco con, al centro, una croce trilobata. L’inconografia del paliotto è in stretta relazione con l’Arciconfraternita della Buona Morte, tuttora esistente e che partecipa ancora oggi alle più solenni funzioni liturgiche che si celebrano sul territorio. Lo scheletro del paliotto dell’altare è composto con la tecnica della scagliola.

La Scagliola : introduzione alla storia e alla tecnica di preparazione

La scagliola è un tipo di lavorazione del gesso (materiale che viene usato comunemente nell’edilizia e nella scultura) che permette di ottenere dei manufatti simili agli intarsi realizzati con il marmo e con le pietre dure, con il vantaggio della maggior leggerezza, economicità e facilità ad essere restaurati. Nel processo di lavorazione si realizzano degli impasti a base di gesso, colla e pigmenti naturali i quali vengono applicati su superfici scavate, andando a creare, attraverso questa miscela di colori, l’effetto marmoreo. Per esaltare l’effetto luminoso queste superfici vengono poi più volte levigate e lucidate con l’utilizzo di oli oppure di cere naturali.

Storia della scagliola

L’arte della scagliola nasce tra Emilia Romagna e Toscana nel XVI° secolo per l’ingegno degli abili maestri artigiani del Rinascimento che imitarono le tarsie dei marmi e delle pietre dure che particolarmente a Firenze trovarono grande diffusione, anche se per tradizione la Val d'Intelvi, sopra Como, è riconosciuta come terra d'origine di specialisti dell'edilizia - architetti ma anche scalpellini decoratori e stuccatori che espansero la loro attività, prevalentemente nell’ambito dell’arte sacra, nel Nord Italia, per poi spingersi fino all’Austria e alla Baviera.

Da fonti scritte, l’invenzione della lavorazione della scagliola è attribuita all’architetto Guido Fassi da Carpi all’inizio del 1600, con opere principalmente di arredo sacro.  Questa tecnica assecondava perfettamente quelle che erano le esigenze della poetica barocca, ossia l’esuberanza decorativa degli stucchi, con la ricerca dello sfarzo e dell’effetto “sorpresa”, mentre nel 1700 questa tecnica trovò ampio utilizzo a Firenze nell’arredo domestico, con la realizzazione di piani di tavolo e quadri. In questo periodo, in Toscana, spicca il nome di Enrico Hudford (Firenze 1695-1771) che affinò la tecnica e diede vita alla scuola fiorentina. In questo periodo la scagliola non imita più soltanto la tarsia lapidea, ma divenne un vero e proprio genere pittorico con la realizzazione di dipinti nei quali raggiunse le sfumature e i contrasti chiaroscurali propri della pittura e, fondendo stili e tecniche derivanti da espressioni artistiche diverse, come l’incisione, la xilografia, il commesso e la pittura, raggiunse piena autonomia artistica ed espressiva. La tavolozza fondata su colori pastello e le composizioni gradevoli e ben calibrate assecondarono il gusto del tardo

Settecento e sancirono la moda della pittura in scagliola che ebbe grande successo fino alla fine del secolo successivo.

Dopo un lungo periodo di oblio, determinato dall’avvento del Razionalismo e dall’introduzione di nuovi materiali, quali il cemento, nel secondo dopoguerra i manufatti in scagliola sono tornati ad essere apprezzati e studiati, con l’introduzione di studi specialistici e di approfondimento su tecnica e materiali. A Firenze, dove è presente una tradizione consolidata, oggi si producono manufatti di alto livello per l’arredo che fanno riconoscere quest’arte fiorentina come riferimento nel mondo.

Preparazione della scagliola

Viene realizzata la lastra che costituisce la base, con la miscela del gesso ed il colore del pigmento che costituisce il fondo, a cui si aggiunge acqua di colla. Tale impasto viene steso su un telaio o uno stampo. Una volta che la lastra è pronta, si passa alla fase di lisciatura con pialle e pietre leviganti (come la pietra pomice oppure la pietra arenaria). Su questa superficie uniforme si effettua un intarsio: attraverso la tecnica dello spolvero, riprendendo per punti i contorni delle figure, viene trasferita la sagoma del disegno dalla carta al pannello. La superficie del pannello viene quindi scavata in modo più o meno profondo, attraverso l’uso di scalpellini e di bulini, realizzando quello che costituirà l’ornato. In questi solchi ricavati vengono poi inseriti gli impasti di gesso policromi, creando una superficie uniforme. A questo punto si esegue una fase di pulitura e lucidatura, con materiali inizialmente più abrasivi per poi utilizzare pietre più compatte di natura silicea.

Sui manufatti finiti, per garantire una maggior durata nel tempo e per conferire un effetto “marmo”, in grado di donare luce ed aumentare la resistenza all’acqua e all’umidità, si passano dei composti che comprendono latte di calce, latte, caseinato di calcio, oli e acqua di colla, in grado di collegare più tenacemente i cristalli di solfato di calcio.

L’ultima fase di lucidatura può essere realizzata in due modi. Il primo consiste nella stesura a pennello di uno strato di acqua e sapone a cui ne segue un’altra di olio di lino che viene applicato velocemente con un pezzo di feltro. Il secondo prevede una prima stesura di olio di lino e una successiva di un composto di cera e olio di trementina applicati con un panno di lana o di seta.

Colori della scagliola

I colori che si possono usare con la calce sono in numero limitato a causa della sua natura chimica: per mantenere inalterato il pigmento una volta mescolato possono essere usati solo polveri inorganiche come le terre naturali, ossidi e idrossidi di metallo, ferro e manganese. Ogni altro composto chimico reagirebbe e diventerebbe di colore diverso. I colori utilizzabili sono: Ocra Gialla, Ocra Rossa, Terra di Siena (rosso/arancio), Terra Bruciata (bruno), Morellone (viola/nero) e Bianco San Giovanni.

PARTICOLARI DEGLI AFFRESCHI - (qui puoi cliccare sulle immagini per ingrandirle)